Infortuni sul lavoro (I parte)

2 Luglio 2007

L’Umbria è la Regione dove gli infortuni sul lavoro rappresentano la percentuale più elevata del Paese.

Nel 2006 si sono verificati in Umbria 18832 infortuni sul lavoro, con un calo del 3,6% rispetto al 2005, mentre gli incidenti mortali sono stati ben 26; nei primi tre mesi dell’anno 2007 si sono già registrati n° 10 morti.

Più in generale, in Italia, nel periodo 2003-2007 i morti sul lavoro sono stati 5252, ovvero un morto ogni 8000 addetti con un costo per la collettività di 50 miliardi di euro l’anno.  

Nel dato nazionale confluiscono anche i dati relativi ai decessi avvenuti a causa di infortuni stradali. Ovvero sia quelli denominati “in itinere” che riguardano gli incidenti stradali nei percorsi casa-lavoro, che quelli relativi ai lavoratori del settore dei trasporti ovvero di coloro che sulla strada svolgono il loro lavoro ordinario; attività, quella dell’autotrasporto, dove il rispetto delle regole contrattuali sugli orari di lavoro e le misure di tutela esistenti possono essere facilmente eluse. In questo settore il sistema dei controlli dovrebbe essere più incisivo ed effettuato in sinergia tra ispettorato del lavoro, polizia stradale e carabinieri, anche e soprattutto con controlli notturni o nelle prime ore del mattino.  
L’edilizia si conferma, comunque, il settore a più alto rischio, visto che poco meno del 70% dei lavoratori perdono la vita per caduta dall’alto di impalcature; segue il settore dell’agricoltura per ribaltamento del trattore. 

Le cause più ricorrenti, oltre a quelle illustrate, sono una generale scarsa conoscenza delle macchine, assuefazione ai rischi, ovvero ripetitività dei gesti, la banalizzazione dei comportamenti di fronte al pericolo, la sottostima dei rischi, il mancato rispetto delle procedure, l’aumento dello stress dovuto a turni spesso massacranti, una formazione e cultura della sicurezza, in particolare quest’ultima, quasi inesistente a tutti i livelli: imprenditori, tecnici e maestranze.


Infortuni sul lavoro (II parte)

2 Luglio 2007

Stante il quadro sopra descritto, non certo edificante, riteniamo importante formulare una prima considerazione, che non è certamente determinante o risolutiva, ma molto  significativa 

Il problema delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro non è più un argomento ed una problematica sociale di cui si parla solo per atto dovuto il giorno del primo maggio, ma, grazie soprattutto ai continui richiami del Presidente della Repubblica, tale grave fenomeno per un paese civile è stato posto in maniera rilevante all’attenzione delle più alte cariche dello Stato, ivi compreso il competente Ministro del Lavoro.

Tale risultato rappresenta senza dubbio un “aiuto” importante sul piano della sensibilizzazione diffusa al problema dalla quale scaturisce una costruttiva consapevolezza collettiva delle inaccettabili dimensioni del fenomeno ed una volontà di tutti di invertire un trend negativo.Nel merito, le forze politiche e sociali attraverso approfondimenti seri e complessivi dovranno elaborare strategie ed interventi efficaci, al fine soprattutto di far realmente e puntualmente applicare le norme già esistenti, in attesa del varo definitivo del più volte preannunciato “Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Riteniamo infatti che le norme già esistenti nel nostro Paese, se applicate in maniera rigorosa da tutti i soggetti coinvolti, possano già per se stesse essere sufficienti a gestire in maniera efficace tale materia per raggiungere l’obiettivo minimo di una notevole riduzione del fenomeno.

Pensiamo alla 626/94, una norma che ha recepito varie direttive europee che coinvolge e responsabilizza nella prevenzione degli infortuni non solo l’impresa esecutrice, ma più soggetti quali i responsabili del servizio di prevenzione e protezione interni ed esterni, i preposti, i progettisti, i fabbricanti, gli installatori, senza dimenticare la figura del medico competente. Nel settore dell’edilizia, che è quello dove si verificano maggiori infortuni sul lavoro, spesso mortali, sono vigenti norme datate, ma comunque ancora valide, quali Dlgs 165/56 e il Dlgs 547/55, ma soprattutto strumento che consideriamo molto efficace, sono le norme contenute nel Dlgs 484/96, che vede coinvolti nella gestione della sicurezza sui cantieri edili soggetti che, se ciascuno svolgesse puntualmente il ruolo che la legge gli impone, si garantirebbe un controllo a 360°.

Tale norma, come è noto, vede coinvolti in connessione stretta tra loro, i committenti con responsabilità in vigilando, le ditte appaltatrici, i coordinatori in fase di progettazione ed esecuzione, i lavoratori autonomi ed anche i lavoratori stessi. Sarebbe sufficiente che ciascuno dei soggetti utenti si attenesse al rispetto degli obblighi che la legge impone per ottenere un buon risultato in termini di sicurezza. Nota dolente alla parziale applicazione della predetta norma è relativa alla parte documentale prevista quali Piani operativi di sicurezza e coordinamento, che vengono redatti per evitare provvedimenti sanzionatori ma, a leggere le percentuali, sembrano restare nei cassetti.


Infortuni sul lavoro (III parte)

2 Luglio 2007

L’Italia dei Valori è convinta che per ottenere un buon risultato, sarebbe sufficiente mettere in atto le strategie necessarie affinché i soggetti, che le varie norme coinvolgono, svolgano puntualmente i propri compiti e che i documenti tecnici che la legge stessa prevede diventino effettivi strumenti di lavoro e non solo carte da esibire agli organi preposti per evitare pesanti sanzioni di natura generale. 

Riteniamo inoltre che occorra evitare assolutamente il proliferare e l’esercizio di quelle ditte edili che operano non rispettando le regole determinando, così, situazioni di lavoro nero, turni massacranti di lavoro, risparmio sulla messa in opera di spese provvisionali di prevenzione infortuni, che spesse volte sono frutto della logica degli appalti al massimo ribasso, una logica che non è più accettabile in quanto l’imprenditore pur di assicurarsi il proprio profitto può solo risparmiare sulla manodopera e sulla sicurezza. 

Il Decreto Bersani n° 223/06, all’art. 35, al fine di evitare la persistenza di imprese subappaltatrici irregolari, prevede la responsabilità solidale dell’appaltatore nei confronti del subappaltatore per il pagamento di ritenute fiscali ed oneri sociali INPS ed INAIL con Sanzioni Amministrative per l’appaltatore in caso di inosservanza da € 5000,00 ad € 200 000,00. 

Tale strumento, che assieme alla obbligatorietà del DURC, rappresenta un ottimo deterrente al proliferare di ditte irregolari, non è ancora reso esecutivo in quanto non è stato ancora pubblicato il previsto decreto attuativo. L’IDV, anche a livello Governativo, ne richiede la più sollecita attuazione. 

La considerazione finale del Gruppo Tematico dell’IDV che ha lavorato su questo importante problema è che non si tratta di disegnare una mappa delle priorità verso le quali rivolgere lo sguardo, né ricercare ulteriori strumenti legislativi, salvo la necessità di addivenire al più presto alla redazione del “Testo Unico sulla sicurezza”; ma che sia  sufficiente impegnarsi a diffondere una cultura della sicurezza, oggi quasi inesistente, attraverso la formazione diffusa degli addetti ai lavori: tecnici, imprenditori, lavoratori, al fine di fornire modalità ed organizzazione del lavoro tali da fare in modo che il lavoro eseguito per mettere in atto le prescritte misure di sicurezza debba essere considerato parte integrante della modalità di realizzazione dell’opera e non semplicemente qualcosa da fare extra solo per dare una parvenza di regolarità per evitare sanzioni. 

È dimostrato che adottare una modalità di lavoro che preveda nel contesto anche l’attività da dedicare alla sicurezza, non ha tempi significativamente diversi da quella che non tiene conto di tale importante attività. Accanto a tale attività di cultura generale devono necessariamente essere messi in atto controlli da parte degli enti preposti ASL e ispettorato del lavoro che siano sistematici ed efficaci; tali controlli, oltre ad avere una funzione di repressione, saranno soprattutto utili come strumento di deterrenza. 

Se si sa che c’è chi controlla, ci si mette in regola.  

Far funzionare quello che già abbiamo è già di per sé una grande azione preventiva ed è quanto l’IDV intende promuovere sia a livello Regionale che Nazionale.