Infortuni sul lavoro (II parte)

Stante il quadro sopra descritto, non certo edificante, riteniamo importante formulare una prima considerazione, che non è certamente determinante o risolutiva, ma molto  significativa 

Il problema delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro non è più un argomento ed una problematica sociale di cui si parla solo per atto dovuto il giorno del primo maggio, ma, grazie soprattutto ai continui richiami del Presidente della Repubblica, tale grave fenomeno per un paese civile è stato posto in maniera rilevante all’attenzione delle più alte cariche dello Stato, ivi compreso il competente Ministro del Lavoro.

Tale risultato rappresenta senza dubbio un “aiuto” importante sul piano della sensibilizzazione diffusa al problema dalla quale scaturisce una costruttiva consapevolezza collettiva delle inaccettabili dimensioni del fenomeno ed una volontà di tutti di invertire un trend negativo.Nel merito, le forze politiche e sociali attraverso approfondimenti seri e complessivi dovranno elaborare strategie ed interventi efficaci, al fine soprattutto di far realmente e puntualmente applicare le norme già esistenti, in attesa del varo definitivo del più volte preannunciato “Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Riteniamo infatti che le norme già esistenti nel nostro Paese, se applicate in maniera rigorosa da tutti i soggetti coinvolti, possano già per se stesse essere sufficienti a gestire in maniera efficace tale materia per raggiungere l’obiettivo minimo di una notevole riduzione del fenomeno.

Pensiamo alla 626/94, una norma che ha recepito varie direttive europee che coinvolge e responsabilizza nella prevenzione degli infortuni non solo l’impresa esecutrice, ma più soggetti quali i responsabili del servizio di prevenzione e protezione interni ed esterni, i preposti, i progettisti, i fabbricanti, gli installatori, senza dimenticare la figura del medico competente. Nel settore dell’edilizia, che è quello dove si verificano maggiori infortuni sul lavoro, spesso mortali, sono vigenti norme datate, ma comunque ancora valide, quali Dlgs 165/56 e il Dlgs 547/55, ma soprattutto strumento che consideriamo molto efficace, sono le norme contenute nel Dlgs 484/96, che vede coinvolti nella gestione della sicurezza sui cantieri edili soggetti che, se ciascuno svolgesse puntualmente il ruolo che la legge gli impone, si garantirebbe un controllo a 360°.

Tale norma, come è noto, vede coinvolti in connessione stretta tra loro, i committenti con responsabilità in vigilando, le ditte appaltatrici, i coordinatori in fase di progettazione ed esecuzione, i lavoratori autonomi ed anche i lavoratori stessi. Sarebbe sufficiente che ciascuno dei soggetti utenti si attenesse al rispetto degli obblighi che la legge impone per ottenere un buon risultato in termini di sicurezza. Nota dolente alla parziale applicazione della predetta norma è relativa alla parte documentale prevista quali Piani operativi di sicurezza e coordinamento, che vengono redatti per evitare provvedimenti sanzionatori ma, a leggere le percentuali, sembrano restare nei cassetti.

Una Risposta a “Infortuni sul lavoro (II parte)”

  1. Lavorare stanca. A volte uccide « i Valori di Terni Dice:

    [...] già trattato il tema delle morti sul lavoro (qui, qui, qui e [...]

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